Io sono tra quelli che mentre attende nel finger di imbarcarsi sull’ aereo spera sempre di trovare qualche interessante rivista con cui trascorrere le ore di volo invece del solito e inquietante cartellino di “cosa fare in caso di emergenza”.
Devo constatare che in contrasto con le compagnie aeree italiane (ne sono rimaste?)  i vettori stranieri sono sempre ben forniti di quotidiani e riviste spesso a tema turistico.
La settimana scorsa di ritorno da Londra per un corso avanzato di Tableau, trovo sul sedile davanti a me il magazine “Business Life” che già dal nome evoca contenuti interessanti, e così è stato.
L’articolo di cui vi riporto un estratto tradotto è un’intervista a Mikael Hagstrom executive VP, EMEA e Asia, di SAS, tra le più grandi compagnie di Business Analytics.

Come vanno i vostri affari?
L’ambito Analytics non è mai stato così importante e al momento è davvero un mercato trainante.
La nostra azienda SAS è in questo mercato da quasi 40 anni, e a differenza di altre compagnie la nostra si è sempre occupata in modo esclusivo di analytics.
Questo ci ha conferido una posizione unica e oggi il mercato si muove nella nostra direzione.

Come definirebbe il concetto di ‘Big Data’ ?
Effettivamente non è nulla di più di quello che lo stesso termine suggerisce.
Stiamo raccogliendo una quantià di dati sempre più grande ad una velocità sempre maggiore.
Per noi questo rappresenta una nuova classe di investimento finanziario, simile a come era una volta il petrolio.
Esattamente come il petrolio, una volta raffinato, può essere utilizzato per creare nuovi servizi e nuove forme in modo da raggiungere nuovi consumatori e servire la popolazione in modi nuovi.

 Grande significa necessariamente meglio?
La gente dice che le dimensioni non contano, ma quando parliamo di analisi dei Big Data, posso dire con certezza che grande è meglio, più dati hai a disposizione, più informazioni puoi estrapolare da loro.
Qualsiasi sia l’ambito, dalla meccanica di precisione, alla medicina, ai sondaggi di opinione, più dati possiamo analizzare meglio è.
Ma una grande mole di dati (Big Data appunto) non è di per se un vantaggio anzi probabilmente è il contrario. Pensiamo ad esempio cosa significa “imbrigliare” questi dati all’interno di una compagnia e i relativi costi per movimentarli, immagazzinarli oltre ai problemi di sicurezza e responsabilità che nascono dalla loro gestione.

Possiamo affermare che i Big Data salveranno il mondo?
Penso che le nuove tecnologie lo faranno senz’altro. Proprio come l’industrializzazione ha consentito la prosperità che abbiamo oggi, così sarà l’economia digitale del futuro. L’industrializzazione ha portato ad un cambiamento radicale del nostro stile di vita così possiamo immaginare come l’analisi dei Big Data può essere utilizzata per la lotta contro il crimine, aumentare la produttività delle fabbriche, svelarci i segreti della biologia e chissà cos’altro.

Soprattutto penso che può essere una risorsa utilizzata per il bene della gente, un esempio è il caso del tifone Hayam che ha devastato le Filippine lo scorso novembre. La nostra compagia SAS ha condutto gratuitamente un progetto per aiutare l’Organizzazione Internazionale per i Migranti per indirizzare soccorsi e distribuire risorse con il massimo dell’efficenza. Abbiamo monitorato i bisogni di 300,000 sfollati attraverso 7,000 isole e visualizzato i dati in tempo reale per identificare i rifugi in cui era maggiore il rischio per la salute.
In questo ambito l’analisi dei social media di oltre 10,000 tweets ci ha consentito di indicare agli operatori umanitari cosa in quel momento era più necessario.
Questo è solo un esempio di come la Big Data Analytics può avere un impatto positivo alla vita reale delle persone.

Ovviamente tutti questi dati necessitano di essere accessibili a quante più persone possibile.
E’ per questo che la visual analytics è oggi così importante?
Parlo spesso della visualizzazione come il primo passo per la monetizzazione dei big data.
In passato l’utilizzo di analytics è stato spesso limitato a pochi esperti, ma la visual analytics oggi la rende accessibile a tutti, di fatto stiamo “socializzando” l’accesso a questa scienza.
Le persone sono diventate più curiose, fanno più domande e scoprono quesiti che non erano mai chiesti.
Questo genere di “scoperta” crea innovazione, e questa innovazione crea soddisfazione tra lo staff quando si riescono a vedere i risultati e non ultimo questo migliora l’esperienza dei clienti se lo applichiamo nei nostri servizi e nei prodotti che forniamo.

Per qualcuno, Big Data significa Big Brother. Non ci sono seri problemi di privacy in gioco?
Al momento abbiamo bisogno di nuove tecnologie, e da questo punto di vista possiamo vedere l’analisi dei Big Data come un’estensione del motore a vapore.
E’ presto capire e prevedere le implicazioni che ci saranno in termini di riservatezza ma al momento la priorità è superare le sfide con cui oggi dobbiamo confrontarci.
Sappiamo bene che ogni nuova tecnologia introduce nuovi problemi, e credo sia importante ci sia un dibattito pubblico sulle potenzialità e i limiti che essa rappresenta.

Come l’analisi dei Big Data influenzerà le nostre vite in futuro?
E’ difficile avere un quadro completo al momento. Nel breve termine la big data analytics ci aiuterà a risvegliare quello che molti si chiamano il gigante addormentato d’Europa, il settore dei servizi.
C’è un’immensa opportunità di affrontare e combattere la disoccupazione con l’aggiunta di nuovi servizi ai nostri prodotti. L’anno scorso il commercio globale dei servizi (in valore assoluto in dollari) ha superato quello dei beni, ed è la prima volta che accade. Semplificando possiamo tradurre che per la prima volta stiamo vedendo più valore creato tramite internet che via container.

Dovremmo far diventare i bambini a scuola interessati all’analisi dei dati?
Allo stato attuale abbiamo una carenza di esperti di dati,  ma a livello sociale l’analisi consente ai bambini di essere creativi e esplorare le loro idee. E’ un pò come metterli in condizione di chiedere, stimolando la loro curiosità e consendendo loro di prende decisioni cruciali.
La nostra generazione ha imparato come memorizzare le risposte, ma noi abbiamo bisogno di insegnare alla prossima generazione a fare domande, analizzare le situazioni e usare la conoscenza collettiva.
Se permetteremo ai nostri bambini di fare ciò, avranno un vantaggio competitivo come nessuno altro.
Le nazioni e le economie che prospereranno nel prossimo futuro saranno quelle che avranno modernizzato l’istruzione, non quelle che si concentreranno su infrastrutture e cablaggio di cavi.